giovedì 16 marzo 2017

lavorare con i tedeschi - minicorso di sopravvivenza (by Andrea Lipari)





Oggi è venuto a trovarci un "vecchio" amico del blog: Andrea Lipari. Parlemitano doc con un lavoro fisso, Andrea ci aveva raccontato mesi fa di come fosse approdato a Heidelberg - di certo non per caso - dopo un ammirevole percorso di preparazione (linguistica e non) al soggiorno teutonico. Oggi Andrea ci racconta delle sue impressioni sul lavoro... con e per i tedeschi.    

venerdì 3 marzo 2017

5 idee per crescere bambini bilingue (anzi trilingue!)




Post di testimonianza con raffronto teoria/pratica, da mamma di 3 bambini esposti a 3 idiomi (italiano, francese e tedesco), senza pretese da manuale, e il cui unico intento è fornire un resoconto incompleto e imperfetto della mia esperienza di expat da sempre alle prese con prole trilingue.
"Mamma, andiamo a scuola, wir gehen zur Schule, nous allons à l'école o... we're going to school?" "Core mio, annate a scòla!"

Innanzitutto una rinfrescatina alla memoria: io sono italiana, mio marito tedesco e i nostri 3 pargoli (classe 2009, 2005 e 2003) sono nati in Francia. Ops, tutti tranne Valerio, il primogenito, nato e vissuto per un anno a Monaco di Baviera. E, guardate un po', è anche quello più facilitato nell'apprendimento del tedesco! Eh già, perché come sapete il feto "sente" parlare, avendo un udito sviluppato già alla 24° settimana di gravidanza, e il neonato - che ve lo dico a fare! - una volta catapultato nel mondo esterno è semplicemente una spugna. Un registratore in formato XS, insomma.



Ma iniziamo con le... idee - anzi, forse sarebbe il caso di chiamarli suggerimenti. Per prima cosa, vediamo un po' come definire (molte le scuole di pensiero e altrettante le definizioni) il bilinguismo: Antonella Sorace della University of Edinburgh & Bilingualism Matters, afferma senza giri di parole che "essere bilingue vuol dire usare due o più lingue regolarmente; NON vuol dire parlare due lingue perfettamente."
Ma allora non devo saper recitare i canti dell'Inferno a memoria per essere bilingue!!

Insomma, questo basterà a tranquillizzare molti genitori all'estero, afflitti perché i propri pargoli non parlano PERFETTAMENTE l'italiano.
E, stando alle richerche effettuate sull'argomento, prima si comincia meglio è - anzi, bisogna cominciare già quando la creatura è in utero. Leggete un po' qua:

Johnson e Newport (1989): le competenze dei monolingui sono raggiunte da chi parla una seconda lingua solo nel caso in cui la sua acquisizione avvenga prima del settimo anno di vita. Questo perché sembra che si attivino aree corticali diverse (Fabbro, 2004; Werker, 1995) a seconda che la L2 sia acquisita prima o dopo tale età.**

 
Ah  ma', mi sa che è tardi che dici?

E ora pronti, partenza via con le mie 5 idee!

1 – parlare sempre e fin da subito la propria madrelingua secondo il principio del "one person one language". 
Teoria: sempre e in qualsiasi occasione, OSSIA: ciascun genitore dovrà parlare solo ed esclusivamente la PROPRIA madrelingua. Perché? Per evitare errori di pronuncia o grammaticali, ma soprattutto per fornire al bambino il miglior prodotto linguistico possibile e la massima identificazione genitore/lingua.

Mamma quadrata italiana. Papà triangolare tedesco (immagine non pervenuta)

Pratica: inevitabilmente, un giorno vi troverete a dover parlare a vostro figlio in un’altra lingua. Esempio: in presenza di amichetti, suoceri, insegnanti e altre persone che non capiscono l’italiano. Non solo, ma vedrete che con il passare del tempo i figli tenderanno a rispondere nella lingua del Paese in cui vivono. Io con i miei parlo italiano nell’85% dei casi, e loro mi rispondono in italiano nel…15% dei (medesimi) casi. Attenzione, a tutto ciò c’è un rimedio infallibile. Andate al punto 2!

"Fino a tre, quattro o cinque anni la lingua materna del bambino (la lingua d'origine della madre) è la più importante nella sua vita." Elisabeth Deshays* 
Mamma! Spaghetti! Sugo! (immagine presa da internet)

2 – Favorire i contatti con persone madrelingua 
non solo nel Paese in cui vivete, ma soprattutto intensificando viaggi e soggiorni in Italia (o Germania, nel caso del papà) – ergo: visite a nonni italiani, nonni tedeschi, zie toscane, cugini spoletini e amichetti ternani. 

Teoria: a ogni ponte/festività/vacanza scolastica fare velocemente le valigie e andare a trovare il parentado italico (o quello del marito, se i rapporti sono sufficientemente stretti da potersi frequentare anche al di fuori delle vacanze natalizie).

immagine presa da internet


Pratica: finché i bambini sono piccoli sarà abbastanza facile attuare il piano 2. Metti le vacanze – numerosissime qui in Francia –, metti i soggiorni nostalgici a sfondo shopping, metti i compleanni e le cerimonie. Le occasioni inizieranno a rarefarsi in modo direttamente proporzionale all’età dei pargoli. Why? Perché subentreranno elementi di distrazione, leggi fidanzate(i), tornei di pallavolo, gite con amici, colonia(e) invernale e/o estiva e altre ottime scuse per non varcare le Alpi. 
IDEONA: e se trovassero un(a) fidanzata(o) italiana? Mi sa che ci stiamo allargando troppo. Mmm.
immagine presa da internet


3- Far studiare ai figli l'italiano a scuola 
Teoria: appena il bambino potrà scegliere una seconda lingua (in Francia langue vivante 2, dopo l’inglese naturalmente), approfittarne per fargli studiare l’italiano. Avete letto bene: STUDIARE. Dunque, non appena possibile - alle medie, collège o Gymnasium che sia, a seconda del Paese -  cercherete un istituto che offra questa lingua straniera, affinché il bambino possa imparare la nostra favella in tutti i suoi aspetti - grammaticali, sintattici, storici, culturali. 

Chi non conosce le lingue straniere non conosce nulla della propria (Johann Wolfgang von Goethe)
 
Eh sì, perché dite la verità, quanti di voi si mettono a insegnare storia e geografia italiana ai figli? Ah sì, voi sì? Allora scrivetemi subito per passarmi le lezioni di cultura italiana. E non si scappa: voglio i file. Oggi stesso. 

immagine presa da internet

Pratica: preparatevi e tenete i nervi saldi, perché dovrete scontrarvi con tutta una serie di luoghi comuni molto duri a morire. Ad esempio la gente vi dirà quasi sicuramente, che “non serve perché tuo figlio già lo SA l’italiano”, oppure “ma perché non gli fai studiare una lingua più utile tipo CINESE o SPAGNOLO?”. Ecco, voi dovrete avere le idee chiarissime, e spiegare con molta calma – con gli sputasentenze ce ne vuole una tonnellata - che saper parlottare una lingua non significa conoscerla bene, e che nella vita non si sa mai – e se il pargolo volesse un dì frequentare Lettere alla Sapienza? E se desiderasse iscriversi all’Accademia di Brera invece che alle altisonanti Beaux Arts di Parigi, dove (esperienza diretta) esci senza aver mai sentito parlare del Caravaggio? Ah bon oui, mais c'est Pariiiiis. 

La lingua è tutto ciò che resta a colui che è privato della sua patria. (Hölderlin)
 
immagine presa da internet


4 – Moltiplicare gli stimoli all’orale e allo scritto 
Teoria: dovrete cogliere qualsiasi occasione per leggere, vedere film e documentari, scrivere nella vostra lingua affinché il bambino la assimili sia all’orale che allo scritto. Una lingua solo parlata e non scritta è una lingua a metà. Certo, sempre meglio di niente per carità, ma volete sapere quante persone in questi 20 anni all’estero mi hanno detto gemendo “Eh se avessi imparato NON solo a parlare ma anche a scrivere!!”. Tante, troppe. Credetemi. Volete i nomi? Scrivetemi. Oggi stesso.

"Mamma, ma perché mi fai scrivere gli ingredienti del tiramisù prima di mangiarlo?"

Pratica: non sarà sempre facile, perché il bambino sarà spesso stanco, oppure si innervosirà trovandosi di fronte a vocaboli che non conosce. Un'amica spagnola mi raccontava sconsolata che lei adorava leggere alle figliole Harry Potter nella sua lingua, ma che queste ultime non facevano che sbuffare per via dei termini incomprensibili (e spesso fantasiosi poiché inventati dal traduttore).

"Allora fanciulli, oggi leggiamo un bel libro: Il nome della rosa. Eh no, non parla di giardinaggio, tranquilli."


5 - Iscrivere i figli nella scuola italiana, anche per una sola settimana! 
Un’idea molto bella, e che vi suggerisco di mettere in pratica, è di far frequentare al bambino la scuola italiana per un certo periodo di tempo. Certo, non sempre risulta facile, ma pensate che lo scorso anno Valerio durante le vacanze autunnali – che in Italia non esistono mentre in Francia durano ben 14 giorni! – è andato per una settimana alla scuola media Leonardo da Vinci di Terni. Organizzare il tutto è stato un gioco da ragazzi: è bastato scrivere una mail alla segreteria, che pochi giorni dopo ha dato l’OK. Ringrazio Patrizia del gruppo Facebook Mamme italiane all’estero per avermi suggerito questa brillantissima idea!

Mamma, quando mi mandi a scuola in Italia? Ma', è già il 2041 e io tra poco vado fuori corso.

L'esperienza nella scuola italiana ha aiutato immensamente mio figlio a migliorare la comprensione dell’italiano grazie all’esposizione alla lingua colta durante le lezioni; ma non solo: Valerio ha potuto fare un raffronto con la scuola francese, frequentare ragazzi della sua età con cui è ancora in contatto - eh oui - e immergersi completamente nella vita di un adolescente italiano.
Inutile precisarlo: la prossima volta toccherà alla scuola tedesca. Non so perché, ma ho il vago presentimento che le pratiche di iscrizione saranno più... tortuose. Sono donna di poca fede?

immagine presa da internet

Ecco, le mie 5 idee per crescere bambini bilingue sono solo suggerimenti, fermo restando che, a prescindere dal livello raggiunto nella lingua dei genitori – vedrete che ogni bambino reagisce e apprende diversamente! – il contatto fin dalla tenera infanzia con un altro idioma sarà sempre un arricchimento. Culturale e umano.
Sempre (italiano)
Immer (tedesco)
Toujours (francese)
Always (inglese)
Sembre (ternano)

L'école è finita, adesso tocca alla scuolaaaa!

Segnalo infine un documento interessantissimo sul bilinguismo, redatto dall'Università Ca' Foscari (Venezia). Ecco i punti di particolare rilevanza: 

1) I vantaggi mentali del bilinguismo persistono in età adulta e sono stati riscontrati anche negli anziani che sono cresciuti con due lingue dall'infanzia. 
2) Ci sono indicazioni che il bilinguismo possa ritardare il declino cognitivo (sia normale che patologico) nella terza età. 
3) Molti genitori pensano che sia meglio aspettare che una delle lingue si sia ‘stabilizzata’ prima di introdurre la seconda. Tuttavia questo fa mancare l'input in quella lingua nel periodo più ricettivo.


Come direbbero i nostri amici anglofoni, that's food for thought!
Vi è piaciuto il post? Allora condividetelo ;-)
plurilinguisticamente vostra, 
parpra 

LINK UTILI
*Come favorire il bilinguismo dei bambini
** Link al documento della dott.ssa Rita Mari 
  

lunedì 6 febbraio 2017

Younique arriva in Italia! Ecco come diventare presentatrice


Younique, marchio americano di alta cosmesi, sbarca in Italia domani 7 febbraio 2017 e ricerca urgentemente nuove collaboratrici! Ma come fare per diventare presentatrici Younique? Ce lo spiega Marilyn Cordier raccontandoci la sua success story... avvenuta per caso, o quasi. ;-)


Ciao Marilyn, parlaci della tua esperienza con Younique.

Ciao Barbara, sono francese emigrata in Québec nel 2004. La mia avventura con Younique è iniziata grazie al Mascara, prodotto che ha reso famosa la marca. Non avendo le ciglia molto folte mi sono iscritta come presentatrice Younique a settembre 2014, senza avere aspettative particolari. Dopo essermi iscritta, ho postato su Facebook questo messaggio "presto disponibile il mascara Younique" e subito dopo ho iniziato a ricevere ordini.