sabato 17 giugno 2017

la Brexit vista da un'expat... tedesca a Londra




Intervista ad Anke*, expat tedesca da 20 anni in UK e amica dai tempi del mio avventuroso soggiorno londinese (1998-1999) sulle sensazioni e gli scenari sociopolitici del post-Brexit. Il testo in inglese è in fondo all'intervista. Buona lettura!


Ciao Anke, tu vivi a Londra dal 1998 e ti senti integrata al 100% nella società britannica. Dopo la Brexit hai percepito una differenza nel comportamento della gente nei tuoi confronti, insomma ti senti trattata in qualche modo da “straniera”? 
Sono arrivata nel Regno Unito nel 1998 dopo aver trascorso 18 mesi a New York e all’inizio non mi sentivo per niente integrata. Quando arrivi in un Paese straniero impieghi molto tempo a “trovare la tua dimensione”, per esempio a cercare una sistemazione, aprire un conto corrente, trovare un lavoro. Solo una volta raggiunti questi tre obiettivi hai il tempo e l'energia di pensare ad altro. Sono entrata a far parte di un club di trekking e di un partito politico, poi ho iniziato a incontrare altri expat: tutto questo mi ha aiutato a sentirmi più a casa. Ma certo, dopo 20 anni nel Regno Unito direi che ormai sono un'immigrata modello – completamente integrata e parte attiva della società.


"Credo che il fattore principale sia stato l’ignoranza ossia il fatto di non sapere cosa sia veramente l’UE"


Cosa ci dici della tua vita professionale? Quali sono i cambiamenti concreti (amministrativi in particolare) che hanno avuto un impatto sulla tua professione? 
Sono consulente in Pubbliche Relazioni e gestisco un’agenzia che si occupa del mercato tedesco e anglosassone, il che significa che rappresento i clienti in Germania e nel Regno Unito – anche se in genere si tratta di società tedesche che desiderano fare business con il mercato anglosassone. Anche prima del referendum ho notato che i potenziali clienti tedeschi sono molto titubanti nei confronti del mercato UK, e in seguito al referendum alcuni hanno deciso che questo mercato non fa assolutamente per loro. Altri sono ancora attivi, ma hanno deciso di non aprire filiali e stanno lavorando con soci basati nel Regno Unito o con dei distributori locali, per cui non necessitano di un supporto a livello di PR. Credo che la situazione non cambierà finché non si chiariranno i termini del “patto” tra Regno Unito ed Unione Europea e le derivanti condizioni commerciali.



Potresti identificare i 3 fattori principali o motivi che, a tuo parere, hanno portato alla Brexit? 
Credo che il fattore principale sia stato l’ignoranza ossia il fatto di non sapere cosa sia veramente l’UE, il che è stato esemplificato dalle statistiche: la stringa di testo maggiormente ricercata in Google il giorno dopo il referendum era “Cos’è l’UE”. Io ho partecipato attivamente alla campagna filoeuropeista (Remain) e ho constatato che molti elettori favorevoli all’uscita del Regno Unito (Leave) non sapevano molto sulla UE, oppure ignoravano cosa sia il mercato unico.


"Ma certo, dopo 20 anni nel Regno Unito direi che ormai sono un’immigrata modello – completamente integrata e parte attiva della società."
Un altro motivo che ha influito sul voto è la xenofobia, o meglio l’islamofobia. Molti elettori Leave con cui ho parlato mi hanno detto che ci sono troppi immigrati nel Regno Unito – ma quando chiedevo quale tipo di immigrati loro rispondevano spesso “musulmani”, poi ammettevano di aver paura che i rifugiati siriani che erano arrivati in Germania durante la “crisi dei rifugiati” potessero giungere nel Regno Unito una volta ottenuto il passaporto tedesco. Molti erano convinti che la Turchia sarebbe entrata a far parte dell’UE e che 74 milioni di turchi sarebbero poi emigrati nel Regno Unito.

"I vari tabloid hanno fomentato l’ostilità nei confronti degli immigrati al punto tale che la gente si sente ormai incoraggiata ad aggredire verbalmente e fisicamente tutti coloro che sembrano “stranieri”
Credo inoltre che vi sia un certo malcontento dovuto ai risultati del governo conservatore Tory, incluse le misure di austerity che hanno messo in difficoltà i più poveri tra cui i cosiddetti working poor (gente che, pur lavorando, non guadagna abbastanza per sopravvivere). Questo è stato erroneamente attribuito agli immigrati che sono stati additati come causa della crisi interna e del sistema sanitario [NHS British National Health Service].

I media britannici hanno certamente giocato un ruolo determinante in tutto ciò. I vari tabloid (Daily Mail, Sun, Express) hanno fomentato l’ostilità nei confronti degli immigrati al punto tale che la gente si sente ormai incoraggiata ad aggredire verbalmente e fisicamente tutti coloro che sembrano “stranieri”. A me non è ancora successo, ma c’è da dire che sono bianca e mi mimetizzo abbastanza bene con la popolazione autoctona. 

Cosa ne pensi dei risultati delle ultime elezioni e della sconfitta del partito conservatore? 
A mio modesto parere il risultato indica il rifiuto del popolo non solo nei confronti di Theresa May, ma anche del suo programma di Hard Brexit che implica l’abbandono del mercato unico e dell'Unione doganale (Customs Union). Il suo nuovo partner, la DUP - Democratic Unionist Party - è formato da gente completamente folle (credono tra le altre cose che la Terra abbia solo 10.000 anni e che l’omosessualità sia un peccato); tuttavia c'è di positivo che non vogliono un confine duro con la Repubblica d’Irlanda, e considerano controproducente abbandonare il mercato unico e la Customs Union

Last but not least, un parlamento senza maggioranza significa che Theresa May troverà maggiori difficoltà a far accettare il suo Queens Speech [discorso redatto dal primo ministro e letto dalla regina in occasione della sessione d'apertura del Parlamento] poiché ha una maggioranza sottile come un’ostia e alcuni dei suoi deputati Tories potrebbero votare contro di lei, in particolare qualora dovesse decidere di adottare le misure di austerity e la Dementia Tax [tassa sulla demenza senile].

Grazie Anke per questa interessante testimonianza e buon lavoro!


*per motivi di riservatezza la mia amica ha voluto che cambiassi il nome, che comunque inizia con la A ;-)


immagini prese da internet 

The interview in English 
Dear Anke, you have been living in London since 1998, and I guess you feel fully integrated in the British society. Can you perceive a different behaviour towards foreigners after Brexit? Do you feel somehow discriminated or “treated” as a foreigner? 
I arrived in the UK in 1998 following 18 months in New York, and at the beginning I didn’t feel integrated at all. When you first arrive in a new country, you spend a lot of time “finding your feet”, i.e. securing accommodation, a bank account, a job. Only when you have all three you actually have time and leisure to think about other activities. Joining a hiking club, a political party, meeting up with fellow expats all helped me feel more at home. But yes, having now spent 20 years in the UK, I would say I’m the model immigrant – I’m fully integrated and contributing to society. 

And what about your working* life? What are the concrete changes (administrative or similar) that impacted or are going to impact on your professional life? 
I run my own public relations consultancy, covering the German and UK markets. Which means I represent clients in Germany and the UK – although the direction of travel is usually German companies wanting to do business in the UK. Even before the referendum, I noticed that potential German clients were hesitant with regards to the UK market, and after the referendum some decided that the UK wasn’t a market for them after all. Others are still active, but have decided not to open their own office and are working with UK partners or distributors instead, which mostly means they don’t do any PR. I think things will remain that way until it’s clear what “deal” the UK gets from the EU, and what the trading conditions will be after that. 

Please identify 3 major “factors” or reasons that led to Brexit (in your opinion, of course).
Another main reason was xenophobia and Islamophobia. Many of the Leave voters I spoke with told me there were too many immigrants in the UK – but when I asked which immigrants they meant, they often said “Muslims”, and it then turned out they were afraid that the Syrian refugees that had recently arrived in Germany during the “refugee crisis” would all come to the UK once they had been “given” German passports. Many were also convinced that Turkey would join the EU, and then all 74 million Turks would move to the UK.I also think that there is a certain amount of dissatisfaction with the results of the Tory government’s austerity measures, which have led to great hardship amongst the poorest, including the working poor (i.e. people who are in work, but don’t earn enough to survive). This was wrongly attributed to “immigrants”, who were blamed for the housing crisis and the NHS crisis.The British media have certainly played a massive role in this. The tabloids (Daily Mail, Sun, Express) have been whipping up anti-EU and anti-immigrant sentiment to the degree that people now feel encouraged to verbally and physically attack people that look or sound “foreign”. It hasn’t happened to me yet, but then I’m white and (visually) I blend in quite nicely.  

What do you think about the election results? 
IMHO the election outcome means that people rejected not just Theresa May, but also her plan for a "hard Brexit", i.e. leaving the Single Market and the Customs Union. Her new "partners", the DUP, are total crackpots (they believe, amongst other things, that the Earth is only 10,000 years old and that being gay is a sin), but - on the positive side - they don't want a hard border with the Republic of Ireland, which means leaving the Single Market and the Customs Union would be counterproductive. Last but not least, a hung parliament means that Theresa May will find it more difficult to get her Queens Speech accepted, as she only has a wafer-thin majority and some of her own Tory MPs might actually vote against it, particularly if it includes more austerity measures and the "Dementia Tax".



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